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Temperato e Indurito

Il vetro temprato, grazie alle tensioni interne inerenti al processo di tempra, in caso di rottura si frammenta in piccole parti non in grado di ferire in profondità.
L’esempio lampante è il finestrino dell’automobile che, se rotto, non deve ferire, permettendo comunque la fuga della persona all’interno dell’auto.
Il vetro temperato è considerato un vetro di sicurezza se soddisfa i criteri descritti dalla UNI EN 12600, ma cambiando radicalmente la sua struttura risulta un vetro molto diverso da un vetro ricotto, caratterizzandosi di vantaggi e svantaggi.

Tra i vantaggi la maggiore resistenza a flessione (120 N/mm² rispetto a 45 N/mm²) di un vetro normale: quasi 3 volte più resistente agli urti. Più alto livello di resistenza allo shock termico, resiste a circa 200°C di delta termico, contro i 30/35°C di un vetro normale. Tra gli svantaggi è bene evidenziare che perde la sua perfetta planarità, quindi in facciate con vetri specchiati o scuri sarà possibile vedere delle ondulazioni, un fenomeno chiamato “roller wave”.
Altro svantaggio del vetro temprato è il rischio di rottura per solfuro di Nichel, una rottura spontanea, che si può evitare al 90% attraverso un altro trattamento: il test HST.
Un test che sollecita il vetro fino a rottura quando riscontra un’inclusione di Nichel. Il vetro indurito è una via di mezzo, infatti, se si rompe genera frammenti pericoli, quindi non è un vetro di sicurezza, ma resiste quasi come un vetro temprato a sforzi e apporti di calore.

Vetro stratificato - Vetro G


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